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“L’aborto, cultura della morte da condannare”: l’intervista a Toni Brandi, presidente di Pro Vita e Famiglia

In Italia sono tante le donne costrette ad abortire ogni anno a causa di motivi economici o sentimentali. Ma cosa si può fare per aiutarle?

In Italia sono tante le donne costrette ad abortire ogni anno a causa di motivi economici o sentimentali, perché rimaste senza un lavoro o senza un compagno. Di fronte a una gravidanza inaspettata sono tanti i problemi che possono far sì che la donna decida di abortire. Cosa può fare il governo per aiutarle? Di certo non promuovere la “cultura della morte”, tramite pratiche come l’aborto, la somministrazione della pillola Ru486 o la pillola dei 5 giorni dopo.

“Ogni essere umano ha il diritto universale alla vita – dice Toni Brandi, presidente di Pro Vita e Famiglia – Da sempre ci battiamo per questo, tentando di aiutare le donne. La scelta migliore, a favore delle donne, è quella di aiutarle e sostenerle per accogliere la vita che è dentro di loro”.

Il Piemonte, negli scorsi giorni, la giunta ha approvato una circolare che vieta l’aborto farmacologico nei consultori. “Per noi la Ru486 va condannata, senza se e senza ma – continua Brandi – non è vero che questa scelta sia indolore: sul piano fisico comporta contrazioni dolorosissime e solo in America sono morte 24 donne fino al 2018”.

Intanto a Iseo, nel Bresciano, è stato istituito un bonus di 160 euro al mese per le donne che decidono di non abortire. Una scelta coraggiosa, che va senz’altro premiata e da cui molti Comuni italiani dovrebbero prendere spunto. “Nei comuni del Bresciano, alcuni dei nostri colleghi stanno collaborando per iniziative del genere. La maternità va protetta e a tal proposito stiamo istituendo dei centri per la vita che serviranno ad aiutare le future mamme in difficoltà”.

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