Aborto in calo in Italia: tra i livelli più bassi nei Paesi Occidentali

di Gina Lo Piparo

I dati diffusi dal Ministero della Salute mostrano una diminuzione che va dagli anni Ottanta ad oggi. Cresce anche il numero dei ginecologi obiettori di coscienza: più della metà dei membri della categoria.

Tra i Paesi Occidentali, l’Italia ha uno dei tassi più bassi in fatto di aborto. Lo affermano i dati raccolti dal Ministero della Salute e dall’Istat circa l’Interruzione Volontaria di Gravidanza , pratica oggi in calo nel nostro Paese probabilmente anche grazie alla diffusione dei contraccettivi d’emergenza. Allo stesso tempo, cresce la lista dei medici obiettori di coscienza: nel 2017 sono il 68,4% dei ginecologi italiani.

L’aborto chirurgico pare oggi essere ancora il più praticato, anche se quello farmacologico è in crescita e ricopre il 20% dei casi. Il confronto tra i numeri del 1982 (in cui si è raggiunto il picco con 234.801 IVG) e quelli del 2017 (80.733 aborti) mostra un calo del 65,6%. Un trend visibile anche rispetto al 2016, che conta 84.926 interruzioni registrate.

La riduzione del ricorso alla pratica è avvenuta per tutte le fasce d’età, anche se in modo meno marcato tra le minori di 20 anni e le 20-24enni, probabilmente perché si nota qui l’incidenza delle cittadine straniere residenti in Italia che ricorrono all’IVG in modo più massiccio proprio in questa età. Infatti, circa un terzo degli aborti avviene proprio tra le donne di nazionalità straniera, che statisticamente ricorrono alla pratica più delle italiane. La differenza si vede anche riguardo alle età: per le italiane il tasso più alto è tra i 25 e i 34 anni, per le straniere tra i 20 e i 24.

L’IVG è praticato soprattutto dalle nubili; più alto il tasso delle coniugate straniere (46,5%) rispetto a quelle italiane.

Il numero minore di casi si registra tra le laureate e le diplomate, che probabilmente hanno acquisito migliori conoscenze e modificato i propri comportamenti di conseguenza; tasso in aumento, invece, per le donne con titolo di studio inferiore. Il Ministero spiega: «C’è anche da considerare che tra le donne con basso titolo di studio c’è una quota rilevante di straniere che hanno livelli di abortività più elevati».

Non mancano, infine, le stime sugli aborti clandestini, in calo per le italiane che, dai 100mila casi stimati nel 1983, sono passate a 72mila nel 1990 fino a 15mila per il 2005. Tra le straniere, invece, il calcolo ammonta tra i 3000 e i 5000 casi l’anno.

Uno sguardo ai dati globali della World Health Organization mostra che il 55% degli aborti nel mondo avviene in condizioni di sicurezza, il 34% in minor sicurezza e il 14% in bassa sicurezza (nel 99% dei casi si tratta di Asia, Africa e America Latina, dove vigono maggiori limitazioni legislative). Le complicazioni dovute all’aborto sono all’origine di problemi di salute per almeno 7 milioni di donne e portano alla morte di circa 22mila donne l’anno nei Paesi in via di sviluppo.

Gina Lo Piparo

Leggi anche: Rifiuta l’aborto e sconfigge il cancro.

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