Aborto: il genocidio legalizzato e politicamente corretto

di VoceControCorrente

Quando un “delitto” diventa “diritto”.

Lo sterminio del popolo ebraico, compiuto dal nazionalsocialismo tedesco nel corso della seconda guerra mondiale, viene ricordato ogni anno con dovizia di particolari. Non è il primo caso della storia moderna in cui un odio satanico si avventa contro una gens intera. La rivoluzione francese colpì il popolo di Vandea, colpevole di essere fedele al Trono e all’altare e di non piegarsi agli slogan dei giacobini di Parigi. La Vandea cristiana pagò allora con 117.000 vittime su una popolazione di 800.000 persone, e con la distruzione sistematica di case, campi, bestiame e boschi.

Uno sterminio ignorato dalla storiografia essendo le vittime cristiane ed i massacratori “democratici e politicamente corretti”. Ma vi è un altro sterminio di cui non si deve parlare, anche se esso, soltanto in Italia, ha fatto lo stesso numero di vittime, 6.000.000, attribuite allo sterminio nazista. A tanto ammontano infatti le cifre che il ministro della sanità, dall’entrata in vigore della legge 194/78, nella sua relazione annuale, ha dichiarato in parlamento.

Parliamo della legalizzazione dell’aborto che da “delitto” divenne “diritto”. A tale cifra vanno aggiunti quelli operati illegalmente.La 194 infatti non ha cancellato l’aborto clandestino, ma ha reso tale “scelta” legale, facile, assistita e gratuita avendola banalizzata e moltiplicata. A tale cifra vanno ancora aggiunte le vittime delle pillole abortive, del giorno dopo o di 5 giorni dopo, che impedendo l’annidamento dell’embrione nell’utero materno, ne determinano la morte. Ma di questi non sapremo mai il numero; nemmeno le stesse madri sapranno con certezza di avere abortito. Per questo genocidio la decisione è stata presa dalle madri delle vittime (i padri sono totalmente esclusi) con il sostegno ed il finanziamento dello Stato italiano. Noi comprendiamo benissimo le ragioni di una scelta difficile (almeno speriamo che sia tale) da parte di una donna. Ma ci chiediamo quale sia la difficoltà economica, sociale, psicologica e genetica che renda opportuna e moralmente lecita la soppressione di una vita umana innocente.

E fosse solo un problema italiano? L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), agenzia speciale dell’ONU per la salute e il Guttmacher Institute statunitense hanno condotto una ricerca sul numero degli aborti nel mondo. Lo studio, pubblicato su “ Lancet”, autorevole e prestigiosa rivista scientifica di ambito medico, registra che nel periodo tra il 2010 e il 2014 gli aborti nel mondo sarebbero circa 56 milioni ogni anno, ovvero una nazione come l’Italia che sparisce ogni 12 mesi.
Ma di questo non bisogna parlarne; i padroni dei media impongono il silenzio. Se è in pericolo qualche specie animale le lacrime e le indignazioni si sprecano. Dinnanzi al più grande genocidio dello storia si tace o si chiede addirittura il suo ulteriore incremento attaccando i medici obiettori e le associazioni pro-life perché “nemici del progresso”. Ma il vento sta cambiando e la cultura di morte è in regresso.

Diego Torre.

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