Cronaca

A Trieste i funerali dell’ipocrisia

Ieri a Trieste si sono tenuti i funerali solenni di Pierluigi Rotta e Matteo Demenego, i due agenti uccisi il 4 ottobre scorso nella sparatoria in Questura. Una folla di colleghi e cittadini ha accompagnato le due salme nel corteo funebre fino alla Chiesa di Sant’Antonio Taumaturgo, dove le esequie sono state celebrate dal vescovo Giampaolo Crepaldi: «Trieste vi dice grazie: per noi resterete sempre figli delle stelle».

È proprio dal 4 ottobre scorso, da un minuto dopo che si è appresa la notizia della morte di questi due ragazzi che i social sono stati inondati di messaggi di cordoglio, lo stemma della Polizia di Stato listato a lutto e litanie varie, ma quando troverete davvero il coraggio, voi rappresentanti delle forze dell’ordine, di dire: basta! Quando? Siete, tra i cosiddetti servitori di stato, la categoria che conta più caduti di tutte.

Se volessi scrivere l’elenco di tutti i poliziotti, carabinieri e finanzieri caduti in servizio per difendere questo paese, i cittadini italiani, non basterebbe un mese intero, ma nonostante tutto non cambia nulla, anzi; le cose peggiorano sempre di più. Vi tratto alla pari e fissandovi dritti negli occhi perché ho amato il coraggio di alcuni vostri martiri così tanto da idealizzarli fino alla mitizzazione.

Credo, nonostante tutto e tutti, in questo paese perché è quello che ha scritto la sua storia anche con il sangue di Boris Giuliano, Ninnì Cassarà e tanti altri. Eroi civili massacrati dall’isolamento, dall’abbandono da parte di quello stato che voi difendete, ma che altrettanto non fa con voi. Adesso però basta, io credo nella vostra missione, nella vostra umana buonafede e dedizione, ma adesso dovete darcene prova e soprattutto coraggio.

Sono anni che vi sento dire: noi arrestiamo i delinquenti, gli assassini dei nostri colleghi e i giudici mostrano più clemenza per i carnifici che non per le vittime, purtroppo è vero, ma allora perché non reagite, perché non pretendete, giustamente, rispetto? Perché questa vostra sindrome di Stoccolma, la sindrome di Stoccolma è un particolare stato di dipendenza psicologica e/o affettiva che si manifesta in alcuni casi in vittime di episodi di violenza fisica, verbale o psicologica. Il soggetto affetto dalla sindrome, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all’amore e alla totale sottomissione volontaria, instaurando in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice, è così atavica ed inguaribile nei confronti della stato?

Ripeto, è una vita che vi sentiamo denunciare questo, ma è d’altrettanto tempo che alle parole non vi è un seguito; mancano i fatti che sarebbero oltremodo legittimi. Siete voi che con il vostro servizio garantite l’incolumità a quei giudici che non rispettano il vostro lavoro, il vostro martirio. Perché non reagite? Perché ve lo impone un codice, il rispetto delle istituzioni? E voi cosa siete, o nella speciale classifica delle istituzioni siete all’ultimo posto? Ma se siete la maglia nera nella graduatoria istituzionale è solamente colpa vostra.

Questo articolo non è una chiamata alla armi, ma un richiamo alla ragione, alla speranza di poter cambiare e in meglio questo paese. Il più equivocabile e pericoloso degli esempi porterebbe a scrivere: voi avete le armi e loro le parrucche, com è possibile che prevalgono sempre le seconde sulle prime, che anomalia inspiegabile. Ed invece c è una spiegazione a tutto, sempre. Tra quei giudici che alienano i vostri diritti, il vostro lavoro e i vostri vertici c è connivenza, fratellanza, mentre voi siete solamente carne da macello. Solo il rispetto merita rispetto. I giudici mortificano, con una sentenza, la giustizia? E allora voi rifiutatevi di garantirgli il vostro servizio. Via, da domani i magistrati italiani senza più scorte di polizia, carabinieri e finanzieri, si pagassero una vigilanza privata. Stesso trattamento per quei politici che inneggiano ad azioni contro le forze dell’ordine. E visto che gran parte dei mezzi e degli operatori delle forze dell’ordine vengono impiegati per difendere proprio i vostri detrattori, da quel momento mezzi e persone verrebbero messi unicamente a disposizione dei cittadini e questi si che sono dalla vostra parte, il popolo è con voi, al di là di 4 mitomani che plaudono ogni volta alla morte di qualche carabiniere o poliziotto.

È finito il tempo degli alibi, delle attenuanti, delle scuse: abbiate il coraggio di pretendere giustizia. A meno che questo stato delle cose non faccia più comodo, ma di certo non a voi. Essendo contro ogni forma di violenza non vorrei mai vivere in uno stato di polizia, ma in un paese dove lo stato tuteli la mia polizia.

David Gramiccioli

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David Gramiccioli

David Gramiccioli nato a Roma il 21 marzo del 1969 è un reporter investigativo impegnato da sempre a denunciare i crimini che colpiscono soprattutto l'infanzia. Insignito del Premio Italia Diritti Umani nel 2012 per il suo lavoro è anche il responsabile della Compagnia del Teatro Artistico d'Inchiesta con la quale porta in scena, in tutti i teatri italiani, le sue inchieste più famose.

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