738 donne rinunciano all’aborto: 40 Days for Life e la lotta per la vita

di Gina Lo Piparo

Con campagne periodiche in 61 Paesi, 40 Days for Life ha salvato numerose vite dall’aborto: sia quelle dei piccoli venuti alla luce, ma anche quelle delle loro madri grate per non aver portato a termine il proprio proposito.

5 addetti all’aborto hanno rinunciato al proprio posto di lavoro e oltre 700 donne hanno rivisto la loro decisione di metter fine alla propria gravidanza: è accaduto durante la campagna organizzata da 40 Days for Life che ormai da anni lotta contro l’aborto con una strategia assolutamente originale ed efficace.

Attraverso campagne periodiche della durata di 40 giorni, individui, famiglie, chiese e gruppi sono invitati alla preghiera e al digiuno per il comune obiettivo; intanto una veglia di preghiera 24 ore su 24 viene stabilita al di fuori di una struttura ove si pratica l’aborto, mentre il messaggio viene diffuso attraverso i media con notizie, talk show ed editoriali.

I risultati finora raggiunti hanno dello straordinario:  16.742 vite salvate, 196 lavoratori che hanno lasciato i propri impieghi nel settore, 104 centri per l’aborto chiusi. Dagli inizi nel 2007, sono stati raggiunti ben 61 Paesi grazie alla collaborazione di 1 milione di volontari, 19 mila chiese e 6.428 campagne locali.

La campagna dal 25 settembre al 3 novembre ha coinvolto 855 città e  tutti e 61 i Paesi. Secondo il rapporto, consultabile sul sito dell’organizzazione, 738 gravidanze sono state salvate e 5 lavoratori hanno scelto di cambiare settore.

«È stato l’anno più grande della storia di 40 Days for Life» ha dichiarato  Shawn Carney, presidente e CEO dell’organizzazione, durante il webcast del 18 novembre. «Anche se fosse solo uno [bambino salvato], ne è valsa la pena», ha aggiunto Sue Thayer, ex manager di Planned Parenthood e attuale direttore di sensibilizzazione per 40 Days for Life.

Come riporta Notizie Cristiane, le storie raccontate sono forti e commoventi. A Manchester, nel New Hampshire, una donna ha ringraziato di cuore i volontari: «Voglio solo che sappiate che state facendo la cosa giusta. Sono venuta qui l’anno scorso per un aborto e c’erano alcune persone che pregavano. Ho il mio bambino adesso – tutto perché c’era qualcuno».

A Fort Pierce, in Florida, una donna si è recata in clinica prima ancora dell’apertura, alle 7 del mattino, solo per vedere i volontari, arrivati ​​alle 5. Una di loro, Laurie, racconta: «Le abbiamo offerto una borsa regalo, ecografie gratuite e aiuto per la sua gravidanza – qualunque cosa le serva. Ha accettato la confezione regalo e ha spiegato che aspetta dei gemelli e ha deciso che non avrebbe potuto affrontare l’aborto».

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A Madison, Wisconsin, una donna incinta è entrata in clinica per poi uscirne subito e dire a un volontario: «Ho bisogno di un abbraccio». Era appena stata abbandonata, con i tre figli, dal marito e quella era la seconda volta che fissava l’operazione. Alle parole del volontario che le aveva detto che stava pregando per lei e il suo bambino, ha però abbandonato la decisione dell’aborto ed è stata condotta ad un centro di assistenza per ricevere tutto l’aiuto necessario.

Queste storie non fanno altro che mostrarci come l’aborto sia senza dubbio una scelta sofferta, ma anche come questa diventi evitabile nel momento in cui si offre la possibilità di accedere agli aiuti – umani e materiali – necessari. Avere qualcuno su cui contare può cambiarti la vita; imparare a non restare a guardare per timore del giudizio altrui e scendere in campo per fare la differenza ti insegna che anche se sei solo una goccia, puoi comunque segnare in positivo la vita di qualcuno.

Gina Lo Piparo

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