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Green pass: il passaporto che sancisce ufficialmente la fine delle libertà

Voce Contro Corrente

Green pass: il passaporto che sancisce ufficialmente la fine delle libertà

mercoledì 25 Agosto 2021 - 16:10
Green pass: il passaporto che sancisce ufficialmente la fine delle libertà

di Diego Torre

La vicenda del green pass svela definitivamente un meccanismo avviato dal covid maledetto. La conferma viene dalle ammissioni parziali o totali dei fautori del provvedimento: è tutta una manfrina per costringere i riottosi alla vaccinazione. Pfizer intanto aumenta del 25% il prezzo del vaccino, ringrazia ed incassa lautamente. Inoltre il green pass (ma perché green e non black? E perché anglofono e non in lingua italiana? Non lo sapremo mai!) è accompagnato da una serie di incentivi a livello locale per i tentennanti davvero stucchevole : gelato, pizza, 10 euro …

Checchè se ne pensi del vaccino, una verità è oggettiva ed evidente: il green pass, come tante altre misure prese dall’inizio della pandemia, aumenta il controllo sociale dello stato sui sudditi; sempre più con le cattive e sempre meno con le buone. Esso infatti non limita soltanto l’accesso ai luoghi dello svago, ma sempre più invasivamente anche a quelli del lavoro; si è cominciato con i sanitari e si sta continuando con il personale della scuola. Quale sarà il prossimo obiettivo? Guardando le foto dei poliziotti non vaccinati che mangiano accampati per strada è facile intuire che le prossime vittime potrebbero essere le forze dell’ordine.

Gli strumenti ci sono tutti. Quelli culturali che condizionano interiormente, attraverso il martellamento dei massmedia, e quelli repressivo-giudiziari. Aumenta di pari passo la burocratizzazione, soprattutto dei medici, e la schedatura dei cittadini; due caratteristiche tipiche di ogni sano sistema totalitario. E questo nonostante le raccomandazioni dell’Unione Europea vietino ogni discriminazione nei confronti di coloro “che non possono o non vogliono vaccinarsi”. Ma in questo caso il mantra “ce lo chiede l’Europa” improvvisamente non vale più.

I tratti taumaturgici del vaccino sono stati attribuiti anche al green pass, che ci “libera”(dall’avere rotte le scatole da massmedia e conoscenti), ci da sicurezza (falsa) di non essere contagiati, ci permette soprattutto di passare dal rango di untori a quello di pubblici accusatori dei no-vax, rendendoci così belli, eleganti ed evoluti. E’ un gigantesco e profondo lavaggio dei cervelli fatto in nome di una misura pseudosanitaria di (molta) dubbia efficacia, utile a verificare quanto gli italiani siano disponibili a rinunciare non solo alle libertà ma anche alla propria capacità di giudizio critico sottoponendosi a sempre nuove forme di controllo.

Eppure i vaccinati, anche col Green Pass, rimangono contagiabili e contagiandi, e, peggio ancora, acquistano la falsa sicurezza di essere “al sicuro”, favorendo così la diffusione del covid. Andrebbero meglio, in termini di sicurezza, i tamponi ogni tre giorni, con relativa certificazione, ma anche su di essi sta scendendo l’anatema del sistema. Però ai giornalisti in conferenza stampa con Mario Draghi (quella in cui ha annunciato le restrizioni del greenpass) o ai sindacalisti che lo incontrano, come ha denunciato Gianluigi Paragone, è proprio il tampone che viene imposto.
Dinnanzi a questo scenario surreale in molti prevale la rassegnazione a subire una rete di misure che sembrano incoercibili, anche se non sono fondate su alcuna legge (nel caso della vaccinazione), né alcun diktat europeo. In altri invece aumenta la convinzione del vecchio Amleto di Shakespeare: “C’è del marcio in Danimarca!”; vogliono capirne sempre di più e tentano di resistere come possono.

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