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Afghanistan, ore drammatiche per donne, bimbi e cristiani: “Disastro umanitario”

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Afghanistan, ore drammatiche per donne, bimbi e cristiani: “Disastro umanitario”

mercoledì 18 Agosto 2021 - 16:36
Afghanistan, ore drammatiche per donne, bimbi e cristiani: “Disastro umanitario”

Sono ore drammatiche quelle che bimbi, donne e cristiani stanno vivendo in Afghanistan. L’avanzata dei talebani procede senza sosta e la paura è che a farne le spese siano i più deboli.

Unicef e Save the Children provano a gettare luce sulla condizione di bambini e bambine. “In queste ore drammatiche non bisogna perdere di vista il dramma di migliaia di famiglie sfollate in Afghanistan”, dice il portavoce dell’Unicef Italia Andrea Iacomini.

“Non siamo ancora in grado fare stime precise perché il numero si aggirerebbe tra le 300 mila e le 400 mila unità ma non è ancora stato confermato. Come Unicef siamo presenti sul territorio afghano nei campi di Sarai Shamalee a #Kabul e di Haji a #Kandahar per dare sostegno alle famiglie che hanno lasciato le proprie case in fuga dalle violenze. In questi luoghi malgrado il grande impegno degli operatori umanitari manca tutto, cibo, acqua, elettricità e medicine. Siamo di fronte, lo ripeterò fino allo sfinimento, ad una catastrofe umanitaria” conclude Iacomini, secondo il quale “occorre fare presto per proteggere le tante bambine e i tanti bambini sfollati con le loro famiglie. Inoltre in questo grande caos è altissimo il rischio che i più piccoli vengano separati dalle famiglie stesse risultando facili prede di violenze di ogni genere come spesso accade nelle zone di conflitto. Confidiamo nell’impegno di tutti, a partire dal nostro Governo che sappiamo sensibile su questi temi”.

Nei giorni scorsi, poco prima della caduta di Kabul, quando già l’avanzata dei talebani pareva destinata ad un rapido successo, Save the Children, con le parole del direttore in Afghanistan, Christopher Nyamandi, aveva stimato che fossero già giunti nella capitale afgana oltre 70 mila bambini in pochi giorni. E denunciava che il “loro numero aumenta di ora in ora”.

Particolare preoccupazione, in un contesto di caos e incertezza, destava il fatto che i minori vivessero “in molti casi per strada, in tende di tela cerata, soffrendo la fame”. Su circa 630 famiglie arrivate a Kabul negli ultimi giorni e contattate da Save the Children, più della metà (324) aveva detto di avere poco o nessun accesso al cibo o ad altre forme di sostegno. Molte di esse, spiegava Nyamandi, “hanno dovuto attuare misure disperate per sopravvivere, come vendere i loro beni per ottenere i soldi per l’approvvigionamento alimentare, mandare i loro figli a lavorare, o tagliare pesantemente le razioni di cibo. Tutti hanno detto di aver accumulato debiti per mettersi in salvo”.

E l’organizzazione metteva in guardia dalla possibile diffusione di malattie: “Le famiglie sono costrette a defecare all’aperto“. “Questo è un disastro umanitario che si sta consumando davanti agli occhi del mondo”, sintetizzava il direttore di Save the Children in Afghanistan. “Le famiglie che già vivono a Kabul hanno portato il cibo che potevano risparmiare per aiutare gli sfollati, ma non ce n’è abbastanza. E altre famiglie arrivano ogni ora. Cominceremo molto presto a vedere bambini che soffrono la fame o addirittura scivolare nella malnutrizione. La gente sta bevendo acqua da contenitori sporchi ed è costretta a vivere in condizioni non igieniche. Siamo a un passo da un’epidemia”.

L’arrivo dei talebani in città si consuma dunque in questo contesto, e occorrerà ora vedere come la situazione evolverà. Intanto, nel pomeriggio di lunedì 16 agosto Emergency ha fatto sapere di avere 115 pazienti ricoverati all’interno dell’ospedale di Kabul: “L’ospedale è pieno, abbiamo aggiunto posti letto extra e anche oggi stiamo provando a ricavare nuovi posti letto per eventuali ulteriori ammissioni di pazienti. Nella notte abbiamo ricevuto anche alcuni pazienti provenienti dall’aeroporto”, ha specificato il coordinatore medico della struttura.

Fonte Dire/redattoresociale.it

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