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Pentecoste, bisogna riconoscere l’azione dello Spirito Santo

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Pentecoste, bisogna riconoscere l’azione dello Spirito Santo

Diego Torre

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sabato 22 Maggio 2021 - 21:44
Pentecoste, bisogna riconoscere l’azione dello Spirito Santo

Il giorno di Pentecoste, che gli Ebrei festeggiano il 6° giorno di Sivan (quest’anno il 17 maggio) e i cattolici domenica 23 maggio, celebra la discesa dello Spirito Santo sui discepoli riuniti nell’alto solaio.
Lo Spirito Santo venuto per far si che la Presenza dello Spirito di Dio venisse sparsa su ognuno che crede per rivelare la profondità dell’opera che Gesù il Cristo ha compiuto sì per l’umanità, ma in particolare per ognuno che lo riceve come personale Signore.

Gesù risorto quando vuol farsi riconoscere dai suoi non li invita a guardare il suo volto, quello che normalmente identifica la persona, bensì le sue mani ed i suoi piedi; non il leader affascinante, alto e slanciato, dai lineamenti belli e maestosi, trasmessoci dall’impronta sulla sindone, ma le piaghe per mezzo delle quali ci ha salvati e redenti.

Gesù trasfigurato dalla resurrezione è irriconoscibile, ma le tracce della Sua passione superano anche la morte e rimangono come segno infallibili della Sua missione e del Suo amore per noi. Gesù è in cielo con il corpo stimmatizzato? Certamente, e mostra ancora quei segni al Padre invocando perdono per gli uomini, come fece in croce.

Ma questa straordinaria apparizione nel cenacolo, questa ostentazione delle piaghe ancora non bastano, “…poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore…. Egli allora chiese del cibo e lo ingerì (i fantasmi non mangiano!). Però non basta ancora. E’ il momento di riferirsi a “tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei salmi”, per concludere con la morte, la resurrezione e la conversione per tutti i popoli ed il perdono dei peccati da Lui personalmente annunciati.

Tutto ciò trovò infine il perfetto coronamento nel fatto che “aprì loro la mente per comprendere le scritture.” Non è sufficiente che qualcuno annunci la parola di Dio; bisogna che la mente di chi ascolta venga “aperta”. Non è la parola che manca di efficacia, poiché essa non è una chiacchera. “Così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”(Is, 55,11). Ma questo effetto, che Dio vuole salvifico, può divenire addirittura devastante per la durezza del cuore che lo rifiuta.

Nelle poche righe tratte da Luca 24 mi sembra di cogliere quindi un iter molte volte percorso da singole anime, ma a volte anche da interi popoli, rispondente ad una linea “pedagogica” spesso tracciata da Dio agli uomini.
Si parte dall’uomo -Gesù, con la sua bellezza, da vivo e da risorto; e se ne rimane colpiti. Si collega poi la sua resurrezione, dimostrazione della Sua divinità , a quella Sacra Scrittura che è la storia della salvezza, il piano di Dio per trarre l’uomo da guai in cui si è cacciato e salvarlo per l’eternità. Ma per recepire il dinamismo profondo di quel piano deve intervenire ancora una volta il soccorso divino per rendere l’uomo sensibile e la seminagione feconda. E’ successo agli apostoli; può succedere ad ognuno. E’ la Pentecoste.

Bisogna riconoscere l’azione dello Spirito Santo, “ruminarne” nel cuore e nella memoria la manifestazione e gli effetti prodotti, e, applicando intelligenza e volontà, fare in modo che essi divengano una presenza perennemente acquisita dall’anima; uno scalino consolidato su cui poggiare per il passo successivo. Così si cresce, e si sale la scala che porta in cielo.

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