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Il beato Rosario Livatino, un giudice Sub Tutela Dei

Voce Contro Corrente

Il beato Rosario Livatino, un giudice Sub Tutela Dei

Diego Torre

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domenica 09 Maggio 2021 - 18:34
Il beato Rosario Livatino, un giudice Sub Tutela Dei

Il “giudice ragazzino” verrà elevato all’onore degli altari domenica 9 maggio nella cattedrale di Agrigento. La storia è nota. Uomo serio e zelante, giudice integerrimo , scrupoloso tanto da siglare dappertutto quanto scriveva con l’acronimo SBT (Sub Tutela Dei). Ma tante virtù non furono certamente apprezzate dalla “Stidda” siciliana che il 21 settembre del 1990 lo liquidò brutalmente, a colpi di pistola, a 37 anni, mentre si recava, senza scorta come sempre, a fare il suo lavoro in tribunale. Non aveva mai voluto la scorta perché «non voglio che altri padri di famiglia debbano pagare per causa mia».

Rosario non passava dossier ai giornalisti, non parlava con alcuno del suo lavoro, rispettava le persone di indagati ed imputati, credeva nella sua indipendenza di giudizio. Così leggiamo un una sua relazione: “L’indipendenza del giudice non è solo nella propria coscienza, nell’incessante libertà morale, nella fedeltà ai principi, nella sua capacità di sacrificio (…) ma anche nella sua moralità, nella trasparenza della sua condotta anche fuori le mura del suo ufficio, nella normalità delle sue relazioni e delle sue manifestazioni nella vita sociale, nella scelta delle sue amicizie, nella sua indisponibilità ad iniziative e ad affari, tuttoché consentiti ma rischiosi, nella rinunzia ad ogni desiderio di incarichi e prebende, specie in settori che, per loro natura o per le implicazioni che comportano, possono produrre il germe della contaminazione ed il pericolo della interferenza; l’indipendenza del giudice è infine nella sua credibilità, che riesce a conquistare nel travaglio delle sue decisioni ed in ogni momento della sua attività. (…) Il giudice di ogni tempo deve essere ed apparire libero ed indipendente, e tanto può essere ed apparire ove egli stesso lo voglia e deve volerlo per essere degno della sua funzione e non tradire il suo mandato”. [CONTINUA A LEGGERE]

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