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In Italia una nuova proposta di legge sull’utero in affitto: stavolta si chiama “gravidanza solidale”

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In Italia una nuova proposta di legge sull’utero in affitto: stavolta si chiama “gravidanza solidale”

venerdì 16 Aprile 2021 - 19:03
In Italia una nuova proposta di legge sull’utero in affitto: stavolta si chiama “gravidanza solidale”

Non bastava il dibattito politico sul Ddl Zan. Adesso arriva un’altra proposta che prende il nome di “Gravidanza solidale”. Di cosa si tratta? Molto semplice: sotto il nome di gravidanza solidale si nasconde il tanto caro vecchio utero in affitto.

La proposta di legge per regolamentare la materia arriva dagli onorevoli Guia Termini, Doriana Sarli, Riccardo Magi, Nicola Fratoianni ed Elisa Siragusa. Il disegno è stato depositato in Parlamento e serve a tutelare gli interessi di pochi.

Perchè non chiamare le pratiche più aberranti con il loro vero nome? Forse perchè ritenute più spaventose? Si pensi all’aborto, diventato ormai “interruzione volontaria di gravidanza”. Lo stesso destino è toccato stavolta all’utero in affitto, nome scelto dai promotori per provare a renderlo legale. Come ben sappiamo in Italia, la maternità surrogata è vietata dalla 40 del 2004. Per questo molte coppie omosessuali si rivolgono all’estero poiché in alcuni Paesi è legale o non espressamente vietata.

“La legge 40 del 2004, con i suoi inopportuni divieti, è uno dei più grandi errori commessi dal legislatore italiano – spiega Termini – È ora di alzare la voce contro la criminalizzazione di chi ricorre alla gda. Per questo ho deciso di depositare una proposta per la legalizzazione della maternità surrogata solidale, frutto del prezioso lavoro dell’ Associazione Luca Coscioni con giuristi, esperti e associazioni insieme per le libertà civili e la salute riproduttiva”.

Chi beneficerebbe della gravidanza solidale?

La proposta di legge servirebbe ad aiutare non tanto le donne rese sterili dal cancro o con patologie, ma soprattutto le coppie gay. “Questo lavoro mira a predisporre una legge finalizzata ad evitare che coppie o persone singole siano esposte ai rischi spesso connessi alle pratiche ‘low cost’ o che mettano le persone nella condizione di cercare e affidarsi a intermediari non autorizzati e con dubbia credibilità”, spiega Termini.

Siamo di fronte all’ennesima follia?

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