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Covid, il protocollo domiciliare che contrasta da subito l’infezione

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Covid, il protocollo domiciliare che contrasta da subito l’infezione

mercoledì 31 Marzo 2021 - 11:30
Covid, il protocollo domiciliare che contrasta da subito l’infezione

Un innovativo protocollo per il trattamento domiciliare dei pazienti Covid che ha registrato buoni risultati. A darne voce è Il Corriere, che riporta l’esperienza dell’Istituto Mario Negri. Già a fine novembre qui è stata messa a punto una terapia che contrasta sul nascere i primi sintomi dell’infezione, ancor prima dell’esito del tampone.

Il protocollo domiciliare dell’Istituto Mario Negri

Una trentina di medici di famiglia hanno sperimentato il protocollo domiciliare su circa cinquecento pazienti. L’assunto di base è quello di prevenire la moltiplicazione del virus, che avviene rapidamente nei primi 7-10 giorni.

Il protocollo prevede l’assunzione di Aspirina anziché Tachipirina, e di Aulin in caso di dolori. Sotto prescrizione medica, i casi più gravi possono arrivare ad assumere cortisone.

La proposta di Fredy Suter, primario di Malattie infettive al Papa Giovanni XXIII di Bergamo, e altri specialisti è stata coordinata dall’istituto di ricerca diretto dal professor Giuseppe Remuzzi. Lo studio, oggi in fase di pubblicazione, riporta i dati concreti.

I risultati

È stato messo a confronto l’esito clinico di novanta pazienti Covid trattati col nuovo protocollo con quello di altrettanti pazienti, comparabili per età, sesso e comorbilità, trattati con diversi regimi.

I risultati attestano che il tempo di guarigione da sintomi che vanno dalla febbre ai dolori muscolari e articolari è quasi uguale. Minore persistenza nel gruppo curato con il protocollo del Mario Negri, invece, per i sintomi più leggeri (ad esempio la perdita di gusto e olfatto o il senso di affaticamento). Si parla del 23% contro il 73%.

E poi una importante novità. Solo 2 pazienti su 90 (2,2%) sono stati ricoverati in ospedale. Nel gruppo trattato con differenti approcci i ricoveri sono stati 13 (14,4%). Forte differenza anche per i giorni complessivi trascorsi in ospedale: 44 contro 481.

Lo studio ha carattere retrospettivo e non prospettico. A richiederlo è stata l’Aifa. I dati, insomma, non sono stati acquisiti iniziando una sperimentazione ex novo. I risultati tuttavia paiono lasciare intravedere un barlume di speranza verso soluzioni sempre più efficaci.

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