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Somalia, Save the Children: il 70% delle famiglie è senza acqua

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Somalia, Save the Children: il 70% delle famiglie è senza acqua

lunedì 22 Marzo 2021 - 11:30
Somalia, Save the Children: il 70% delle famiglie è senza acqua

A causa dell’intensificarsi della siccità, le fonti d’acqua in Somalia si stanno prosciugando rapidamente e stanno lasciando il 70% delle famiglie in tutto il paese senza accesso all’acqua potabile.

È questo l’allarme lanciato oggi da Save the Children, secondo cui migliaia di bambini ora sopravvivono grazie alla distribuzione di acqua con cisterne mobili e a pozzi non protetti, e molti di loro sono costretti a lasciare le proprie case in cerca di nuove fonti.

Senza un immediato intervento umanitario, è probabile che la crisi raggiunga il suo picco a giugno, quando il numero di bambini e adulti che necessitano sostegno, toccherà i 5,9 milioni, cioè un terzo della popolazione del Paese, con un aumento di 700.000 persone rispetto al 2020.

In Somalia il 70% delle famiglie è senza acqua

“I bambini stanno sopportando il peso della crescente crisi climatica in Somalia e se non si interviene con urgenza, nei prossimi mesi un numero allarmante di loro dovrà affrontare la fame, la chiusura delle scuole per mancanza d’acqua, sfollamenti e sfruttamento”, è l’allarme di Mohamud Mohamed Hassan, Direttore di Save the Children in Somalia.

“Nelle comunità in cui lavoriamo, la situazione è drammatica. I pozzi si prosciugano, le famiglie razionano l’acqua, i raccolti e i pascoli muoiono e le persone si allontanano dalle loro comunità in cerca di acqua e cibo per il loro bestiame. In alcune località, il prezzo dell’acqua è salito alle stelle”, ha aggiunto. “Chi non può permettersi di pagare l’acqua è costretto a utilizzare fonti d’acqua non sicure, mettendo così i bambini a rischio di malattie mortali come il colera. Senza cibo a sufficienza e la giusta alimentazione, i bambini stanno diventando malnutriti, il che può portare a malattie, infezioni, arresto della crescita e morte. E i bambini sfollati possono subire violenze, separarsi dalle loro famiglie o essere costretti a lavorare”, ha concluso

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