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Covid-19, ansia e depressione in salita nella seconda fase della pandemia

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Covid-19, ansia e depressione in salita nella seconda fase della pandemia

mercoledì 10 Marzo 2021 - 13:03
Covid-19, ansia e depressione in salita nella seconda fase della pandemia

Ansia e depressione crescono in Italia. La pandemia, con i suoi annessi e connessi, ha causato un preoccupante incremento dei casi, che richiede azioni e provvedimenti concreti.

A dirlo al Corriere è Francesco Saverio Mennini, professore di economia sanitaria dell’Università Tor Vergata e presidente della Società italiana di Health Technology Assessment. “Decisori centrali, regionali e locali – avverte – dovrebbero promuovere efficaci azioni di prevenzione mirata e un tempestivo e facilitato accesso ai percorsi di diagnosi e cura“.

Depressione in salita nella seconda fase della pandemia

Restrizioni alla vita sociale, timore del contagio, incertezze economiche, instabilità. Ciò che da un anno a questa parte è divenuto purtroppo la quotidianità di Italiani e non solo, ha il suo impatto sulla psiche degli individui.

Tuttavia, è possibile notare una forte differenza nel corso dei mesi. A metterlo in luce è Giuseppe Maina, direttore del Servizio di psichiatria dell’Ospedale universitario San Luigi Gonzaga di Orbassano.

“Da un’indagine condotta dal nostro centro durante il primo lockdown – spiega Maina – è emerso che meno di un paziente su quattro con storia di depressione ha mostrato segnali di sofferenza o riacutizzazione dei sintomi”.

“Con la seconda ondata si assiste invece a un aumento di casi di aggravamento dei quadri depressivi, a causa di fattori di medio-lungo termine, come i lutti, la malattia stessa, il perdurare delle restrizioni, l’incertezza sul futuro lavorativo, economico ed esistenziale”.

Incremento dei casi di ansia e disturbi del sonno

Insomma, un peggioramento consistente che non può essere ignorato. Secondo studi condotti in Italia e all’estero, sintomi depressivi sono stati riscontrati nel 20% della popolazione. In salita ansia e disturbi del sonno.

“La prevalenza attuale dei disturbi depressivi risulta raddoppiata, se comparata a quella della popolazione italiana nell’era pre-Covid. Va detto – precisa Maina – che si tratta di studi condotti soprattutto via web e basati in gran parte sul vissuto soggettivo del paziente e non su colloqui strutturati, nei quali c’è anche una valutazione clinica oggettiva. Un certo grado di demoralizzazione in relazione agli eventi contingenti infatti può essere considerato una reazione parafisiologica ed è una condizione diversa da un vero e proprio disturbo depressivo”.

Necessaria un’azione concreta

Le problematiche relative alla salute psichica dell’individuo hanno naturalmente anche contraccolpi economici.

“La preoccupante crescita di casi di depressione e di depressione maggiore determinerà una crescita delle domande accolte da parte dell’Inps, nonché un notevole impatto in termini di calo di produttività, per assenza e perdita di lavoro“, spiega Francesco Saverio Mennini.

Da qui la necessità di un’azione concreta, che abbia effetti positivi tanto sulla salute individuale quanto sui costi. “Politiche sanitarie oculate dovrebbero puntare a fare prevenzione e ridurre la progressione della malattia e la conseguente spesa incrementale generata dai livelli maggiori di disabilità mediante diagnosi e presa in carico precoci”.

La spesa media stimata per il Servizio sanitario nazionale è di 2.612 euro annui per ogni paziente con depressione maggiore. Ci sono poi le spese che il paziente sostiene da sé. Circa 615 euro l’anno. A ciò si aggiunge la mole di costi indiretti. Il calo di produttività, l’assenteismo causano perdite da 4 miliardi di euro l’anno circa.

Quanto al sistema previdenziale, si stima che tra il 2009 e il 2015 beneficiari e costi siano cresciuti esponenzialmente. I primi del 20%, i secondi del 40%.

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