x

Selezionati per te (1 di 1 articoli):

<< >>

India, brutale aggressione a cristiani: incinta di 8 mesi abortisce per le percosse

Voce Contro Corrente

India, brutale aggressione a cristiani: incinta di 8 mesi abortisce per le percosse

venerdì 05 Febbraio 2021 - 12:29
India, brutale aggressione a cristiani: incinta di 8 mesi abortisce per le percosse

Una crudele aggressione a danno di un gruppo di cristiani, riunitosi semplicemente per festeggiare il nuovo anno. La notizia sconcertante viene dall’India, riportata da Morning Star News.

Un gruppo di circa trenta estremisti indù ha letteralmente assalito la comunità, riunitasi dentro un’abitazione. Percosse, molestie, perquisizioni e l’aborto di una donna incinta, presa a calci nel ventre.

Questo l’agghiacciante resoconto, proveniente dal Paese che, secondo l’organizzazione Open Doors, ha visto un forte incremento della persecuzione anti cristiana dall’ascesa del Primo ministro Narendra Damodardas Modi.

India, brutale aggressione a cristiani

Sardar Vaskale aveva deciso di ospitare in casa sua un servizio religioso di ringraziamento e preghiera. L’evento, aperto a tutti, era previsto per il 31 dicembre, dalle 20:00 all’1:00. Il giorno dopo si sarebbe tenuto un pranzo di festa.

L’atmosfera gioiosa è stata presto turbata, purtroppo. Secondo quanto riferito da testimoni locali, una trentina di estremisti indù, armati di pietre e manganelli, ha attaccato il villaggio di Dewada, nel distretto di Barwani.

Il sospetto è che si trattasse di membri del gruppo Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS).

L’accusa è sempre la stessa: i cristiani sono visti come elemento di divisione dallo spirito nazionalista. Così, gli aggressori si sono divisi in gruppi. Mentre alcuni hanno picchiato il padrone di casa, altri hanno molestato donne e ragazze.

Un altro gruppo ha iniziato a perquisire l’abitazione e i suoi ospiti. A quel punto l’incontro con Leela Bai, incinta di otto mesi. La giovane, inizialmente era rimasta in casa, ma quando è apparsa, nell’atto di uscire, è stata spinta per terra.

Caduta sul proprio ventre, ha perso i sensi mentre una serie di calci sono arrivati a colpirla senza nessuna pietà.

Incinta di 8 mesi abortisce per le percosse

Gli aggressori avevano astutamente sequestrato i telefoni dei presenti. Tuttavia, Vaskale è riuscito a contattare un’ambulanza e il marito di Leela Bai. L’uomo, precipitatosi sul posto, ha accompagnato la moglie durante la corsa in ospedale. Inutile dire, che il parto è avvenuto dentro l’ambulanza e ha restituito semplicemente un bambino ucciso da una barbarie disumana.

Ma non è finita qui, purtroppo. Come se non bastasse quanto avvenuto, Leela Bai riferisce di essere stata tratta con negligenza dai medici, che non le avrebbero rivolto alcuna cura.

“Sono rimasta sdraiata sul letto come una persona mezza morta per sei o sette ore”, ha raccontato a Morning Star News. La situazione si sarebbe ripetuta anche in un’altra struttura.

“Era evidente che a causa della pressione politica, le autorità ospedaliere non hanno accettato il caso di Leela”, ha dichiarato Idu Bhai Chauhan, pastore e leader cristiano di Barwan.

L’ospedale sembra non aver registrato la visita della coppia.

India, cristiani accusati di conversione fraudolenta o forzata

I cristiani hanno anche dovuto difendersi dalle accuse di conversione fraudolenta o forzata ai sensi della nuova legge del Madhya Pradesh.

Gli aggressori hanno infatti chiamato le forze dell’ordine e sequestrato la borsa del pastore, contenente una Bibbia, letteratura cristiana e striscioni per l’evento.

Alla domanda su come la presenza di una Bibbia potrebbe essere prova di un crimine se la presenza di una scrittura indù Geeta a un raduno religioso indù non lo fosse, la polizia non ha potuto controbattere.

“È un diritto costituzionale di un individuo che qualunque religione si voglia seguire, si sia liberi di farlo”, ha commentato l’agente.

Un gruppo di cristiani si è presentato, inoltre, alla stazione di polizia di Thikri per sporgere denuncia la sera del 31 dicembre. Dopo una lunga attesa, sono stati rimandati al giorno successivo, fino a sfociare in una protesta.

“Dal 31 dicembre al 5 gennaio, siamo andati tutti i giorni alla stazione di polizia – ​​ha detto Vaskale -. Siamo stati solo in grado di presentare una denuncia scritta alla stazione di polizia, ma non hanno registrato un FIR [First Information Report]. Abbiamo passato ogni giorno ad aspettare di essere ascoltati dalla polizia. Ma i poliziotti hanno detto: ‘Perché venite qui? Non possiamo fare niente. Ci sono pressioni da parte delle autorità'”.

I leader cristiani di Barwani, Indore e dei distretti circostanti hanno deciso di condurre una protesta pacifica fuori dalla stazione di polizia perché la denuncia fosse registrata. Insieme a loro anche Leela Bai, che ha presenziato per ben 30 ore nonostante le deboli condizioni fisiche, che l’hanno condotta al ricovero.

La nuova legge anti conversione

Sotto la guida del leader cristiano Kristi, le vittime sono riuscite a presentare denuncia presso l’ufficio del magistrato a Barwani. “Abbiamo chiesto all’onorevole Corte di ordinare alla polizia di presentare un FIR in caso di morte del feto”, ha detto a Morning Star News l’avvocato Umesh Mansode.

Il 27 gennaio, durante l’udienza, il magistrato ha affermato di dover studiare la nuova legge anti conversione. L’esame del caso è stato rinviato.

 

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta