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Embrione: verità scientifica e menzogne assassine

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Embrione: verità scientifica e menzogne assassine

Diego Torre

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mercoledì 03 Febbraio 2021 - 12:05
Embrione: verità scientifica e menzogne assassine

È semplicemente stucchevole che, col progresso della scolarizzazione e della medicina, sia ancora in discussione cosa sia un aborto. Si tratta di entrare nell’utero materno, “tranciare” il feto presente, aspirarlo o estrarlo con pinze dalla parete uterina e, ricompostolo per essere sicuri di averlo raccolto tutto, metterlo fra i rifiuti ospedalieri, a meno di diversa indicazione della madre. Anche se la chiamano IVG (interruzione volontaria della gravidanza) rimane un aborto che gronda sangue.

Definito ciò, inizia la girandola delle giustificazioni:

È un grumo di cellule!

Falso! Lo zigote è un essere vivente con 46 cromosomi, ottenuti dalla fusione del DNA di 23 cromosomi presenti nell’ovocita e di 23 presenti nello spermatozoo. Allora si crea un DNA nuovo, capace di miliardi di informazioni, che non è quello della madre né del padre, ma ha le sue caratteristiche e presiederà allo sviluppo di  UNA PERSONA DISTINTA DAI GENITORI; un essere unico ed irrepetibile nella storia del genere umano. Tutto ciò avviene in un arco di tempo fra le 12 e le 18 ore successive al rapporto sessuale. Eppure parliamo di un esseruccio invisibile dal diametro di 0,1 mm.

Incredibile? Leggo nell’enciclopedia TRECCANI: “L’informazione genetica complessiva di un organismo vivente si chiama genoma (gene e genoma). Il genoma umano è formato di 3,3 miliardi di basi nucleotidiche, per un totale di circa 35.000 geni. Se il genoma umano fosse scritto in un unico volume, sarebbe contenuto in circa 700.000 pagine. … 23 molecole di DNA più corte ‒ di circa 150 milioni di basi ‒ chiamate cromosomi, contenenti ciascuno in media 1.500 geni.” Quell’esseruccio invisibile ha più dati di un computer!

Non è ancora una persona!

Falso! Diceva Tertulliano (e lo conferma il buonsenso): “Homo est quid futurus”; la persona varia nel tempo, dalla concezione alla morte, ma è sempre la stessa persona. La nascita non lo fa diventare tale, ma evidenzia questa sua condizione. Da esseri umani possono nascere solo esseri umani. I gatti non procreano conigli, ma altri gatti.

L’aborto va bene solo per i casi pietosi!

Falso! La legge 194 vigente in Italia permette di abortire nei primi 3 mesi in una vastissima gamma di casi, per ragioni psicologiche, economiche, sociali, di salute etc. Praticamente sempre. Solo dopo il campo si restringe a “grave pericolo per la vita della donna;  b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna”. Ogni attenzione alla donna , anche al pericolo per la sua salute psichica (?)! Per il nascituro niente; lui non ha diritti. Si spiega così come la legge 194/78 nei suoi 40 anni d’esistenza ha lasciato sul terreno sei milioni di italiani. Tutti casi pietosi? Così pietosi da giustificare che un innocente venga fatto a pezzi nell’utero materno, poi aspirato e infine smaltito nei rifiuti ospedalieri? È anche per questo che il popolo italiano è sempre più vecchio e in costante calo numerico ormai da decenni.

L’aborto è quindi la distruzione (dolorosa) del bimbo nel ventre materno, ovvero la soppressione di un essere umano innocente. È esperienza degli operatori del CAV (Centro d’Aiuto alla Vita) e di chiunque lotti contro l’aborto che le cause prime che inducono la donna a compierlo sono la solitudine e la disperazione. Superati tali momenti difficili, tutte le donne che avevano chiesto di abortire e non l’hanno fatto, hanno reso grazie per lo scampato omicidio. Una società che di tutto si preoccupa tranne che di evitare che le madri uccidano i figli (i futuri cittadini) è una società barbara e disumana. L’inviolabilità di ogni persona è il fondamento della nostra civiltà e del nostro diritto, il primo dei valori sociali posti alla sua base. Accettare che qualche volta non sia così, ovvero mettere un qualunque paletto al diritto alla vita, implica la possibilità che il paletto stesso venga successivamente spostato; come è avvenuto.

E quindi: ci vuole una particolare fede religiosa per capire che questo è il più odioso dei crimini, consumato dalla madre ai danni del più innocente degli esseri? O basta un minimo di buon senso o vedere un ecografia? Ci vuole una cultura accademica per capire che l’aborto colpisce alla radice la nostra società e la nostra civiltà? Le leggi che autorizzano e favoriscono l’aborto si pongono dunque radicalmente contro il bene del singolo (il figlio, ma anche la madre che rimane segnata per tutta la vita), e contro il bene comune. Il misconoscimento del diritto alla vita, infatti, proprio perché porta a sopprimere la persona per il cui servizio esiste la società, è ciò che si contrappone più frontalmente alla possibilità di realizzare il bene comune.

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