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Persecuzione cristiana: ecco come la pandemia l’ha resa ancora più dura

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Persecuzione cristiana: ecco come la pandemia l’ha resa ancora più dura

venerdì 15 Gennaio 2021 - 12:09
Persecuzione cristiana: ecco come la pandemia l’ha resa ancora più dura

La pandemia di Covid-19 ha influito anche sulla persecuzione cristiana. Ad affermarlo uno studio condotto nell’ambito del Global Index of the Persecution of Christians 2021.

Persecuzione cristiana, uno scenario desolante sotto la pandemia

La ricerca illustra le ricadute della pandemia sulla persecuzione a danno dei cristiani, che ha assunto forme diverse a seconda del Paese e del contesto. In nazioni come la Somalia o l’Uganda, ad esempio, i cristiani sono stati spesso designati come capro espiatorio: visti come responsabili dell’epidemia, sono divenuti bersaglio d’odio, subendo attacchi fisici e online. Le chiese sono state anch’esso oggetto di attacchi come le loro attività di aiuto umanitario.

Lo studio continua menzionando i casi di discriminazione nell’accesso agli aiuti alimentari del governo. In più di dieci Paesi, come l’India o il Bangladesh, alle minoranze cristiane sono stati negati gli aiuti umanitari. Un sistema discriminatorio che ha spesso attecchito a livello locale.

Le ripercussioni, in alcuni casi, si sono registrate in ambito sanitario. La ricerca parla ad esempio della zona del Golfo Persico, dove agli operatori sanitari cristiani, spesso sprovvisti di dispositivi e protezioni adeguate, sarebbero stati deliberatamente assegnati pazienti con Covid-19.

Poi, la violenza domestica: durante le restrizioni, i cristiani convertiti si sono trovati rinchiusi con i loro persecutori, spesso membri delle loro stesse famiglie. Notevole incremento anche per rapimenti e matrimoni forzati ai danni di giovani cristiane.

Tali osservazioni – precisa il rapporto – si concentrano principalmente sull’Asia e sull’Africa subsahariana, con dati più limitati per il Medio Oriente, il Nord Africa e l’America Latina.

Diversi tipi di persecuzione

Lo studio del Global Index of the Persecution ha indagato anche le differenti modalità in relazione al luogo. In Asia, ad esempio, le misure del governo per contenere la pandemia sono state utilizzate per aumentare la sorveglianza sulle chiese e i loro membri. Cina, Bhutan e Myanmar offrono alcuni esempi. In India e Nepal i regolamenti governativi avrebbero fornito in alcuni caso l’occasione per l’arresto.

Nell’Africa sub-sahariana, invece, gli estremisti islamici hanno utilizzato le restrizioni ai movimenti per aumentare gli attacchi contro i cristiani, come in Camerun, Etiopia, Mali e Mozambico. A livello regionale, durante i viaggi si è verificata un’esposizione sproporzionata al Covid-19 a causa di attacchi di natura religiosa.

Medio Oriente e Nord Africa hanno visto un aggravarsi della violenza domestica. Le reclusione forzata ha esposto a rischio ulteriore le persone già vulnerabili a causa della loro fede. Sono stati registrati anche attacchi da parte dell’organizzazione dello Stato islamico e un’esposizione sproporzionata al Covid-19. Quest’ultimo fenomeno è stato osservato specie nelle condizioni di detenzione dei prigionieri di coscienza, in particolare in Iran.

In America Latina, infine, lo studio riporta che i cristiani sono stati presi di mira negando o limitando loro l’accesso all’assistenza sanitaria, come in Bolivia e a Cuba. Costretti a partecipare a rituali di guarigione locali anziché poter scegliere la propria assistenza sanitaria, hanno visto negato o limitato l’accesso ai centri sanitari e ai medicinali dalle loro stesse comunità a causa della loro fede.

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