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Studenti e Dad: tra lezioni abbandonate, contatti virtuali e disuguaglianze sempre più evidenti

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Studenti e Dad: tra lezioni abbandonate, contatti virtuali e disuguaglianze sempre più evidenti

martedì 05 Gennaio 2021 - 11:05
Studenti e Dad: tra lezioni abbandonate, contatti virtuali e disuguaglianze sempre più evidenti

Mentre il Governo litiga sul da farsi in fatto di scuola, sconfortanti notizie giungono dal mondo dell’Istruzione. Secondo l’indagine Ipsos, “I giovani ai tempi del Coronavirus”, condotta per Save The Children tra studenti di 14-18 anni, sono almeno 34mila i ragazzi che rischiano di abbandonare il proprio percorso di studi.

Le motivazioni? Sono tra le più disparate e non si tratta di banale “pigrizia”. Spesso i ragazzi raccontano di aver riscontrato difficoltà nella connessione o nel tenere alta la concentrazione quando si trovano in Dad.

Scuola, abbandono delle lezioni e malessere psicologico tra gli studenti

Sono più di 2 milioni e mezzo gli studenti delle scuole superiori che hanno avuto a che fare con la didattica distanza a causa della pandemia di Covid-19.

Il sondaggio lancia un chiaro allarme: il 28% degli intervistati ha dichiarato di aver visto almeno un compagno di classe abbandonare le lezioni dal lockdown di marzo fino ad oggi. Un quarto di questi parla addirittura di più di tre ragazzi che non prenderebbero più parte alla didattica.

Ma le pecche del sistema non riguardano solo l’incapacità di garantire a tutti il diritto all’istruzione. Gli studenti intervistati parlano anche della qualità dell’insegnamento: il 35% afferma di sentirsi oggi meno preparato rispetto a quando studiava sui banchi di scuola; la stessa percentuale riferisce di dover recuperare un maggior numero di materie rispetto allo scorso anno.

Il 37% (ossia quasi 4 studenti su 10) denuncia ripercussioni negative sulla capacità di studiare, accusando stanchezza (31%), incertezza (17%), preoccupazione (17%), irritabilità (16%), ansia (15%), senso di disorientamento (14%), nervosismo (14%), apatia (13%), scoraggiamento (13%).

Con chi si confrontano questi ragazzi in merito a ciò che provano? La maggior parte (59%) afferma di parlarne con la famiglia o gli amici (38%), ma un considerevole 22% afferma di tenere per sé questo malessere.

Né tablet né pc: 850 mila studenti in difficoltà

I risvolti negativi della Dad erano stati individuati fin da subito. Save the Children aveva presto lanciato l’allarme sulle difficoltà vissute dagli studenti – bambini o adolescenti che siano -, specie per quelli che vivono in contesti più svantaggiati.

I dati Istat, d’altronde, attestano che, nella fascia tra i 6 e i 17 anni, almeno un individuo su 8 non possiede né un tablet né un pc: si tratta di ben 850mila studenti circa che vedono il loro percorso di studi e la propria istruzione inficiata da diseguaglianze economiche e materiali. Nel Mezzogiorno la situazione preoccupa ancora di più: la quota sale a uno su 5.

Quasi la metà degli studenti tra i 6 e i 17 anni racconta di aver riscontrato difficoltà nel seguire le lezioni a distanza a causa del supporto informatico carente, assente o da condividere con fratelli e sorelle. Complessivamente si tratta di più di 3 milioni 100 mila ragazzi, il 45,4%. Il 39,7% degli studenti minorenni, infatti, convive con fratelli e sorelle anch’essi studenti, ma non ha un numero di supporti informatici sufficiente per tutti. Il 5,7% invece, pur non coabitando con altri studenti, non possiede strumenti tecnologici.

Relazioni sociali e familiari

Le ricadute della didattica a distanza, tuttavia, non sembrano limitate al solo ambito della formazione. Anche la socialità pare risentirne: quasi 6 studenti su 10 (il 59%) registrano ripercussioni sulla capacità di socializzare e sul proprio umore o stato d’animo (57%). Il 52% parla di rapporti di amicizia messi a dura prova.

Il 18% attesta un peggioramento delle relazioni familiari, contrapponendosi al 19% che invece riferisce un miglioramento di tali legami grazie alla stretta convivenza. Interessante notare che questo miglioramento si registra più tra i 16 e i 18 anni (21%) che tra i 14 e i 16 (15%).

Stop a sport e hobby, cresce l’impatto della virtualità

Infine, la salute fisica. Il 24% degli intervistati nota ripercussioni negative conseguenti all’allontanamento dalla scuola. Per non parlare poi delle numerose attività extrascolastiche che impegnavano bambini e ragazzi di tutte le età e che sono state sospese a causa delle restrizioni. Sport, musica, teatro, e tanto altro ancora: quasi un intervistato su 20 ha affermato che non le riprenderà più.

Preoccupante anche un’altra considerazione relativa al concetto di socialità che la virtualità da pandemia ha trasmesso: sebbene la maggioranza dei ragazzi abbia riconosciuto l’importanza della presenza e dell’interazione fisica, c’è un 23% che al contrario ha dichiarato di aver compreso che le tecnologie permettono comunque di mantenere i contatti. Uscire di casa non è poi così importante, dunque.

L’83% dei ragazzi racconta, d’altronde, di aver visto poco gli amici di persona e la quota si attesta all’88% tra i 14-15 anni. La virtualità, è chiaro, ha preso il sopravvento: chat e messaggi sono cresciuti nel 71% dei casi, le video chiamate nel 50%.

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