x

Selezionati per te (1 di 1 articoli):

<< >>

Conosceva i suoi aggressori? Il giallo del medico napoletano ucciso a Milano

Voce Contro Corrente

Conosceva i suoi aggressori? Il giallo del medico napoletano ucciso a Milano

lunedì 21 Dicembre 2020 - 10:56
Conosceva i suoi aggressori? Il giallo del medico napoletano ucciso a Milano

Si infittiscono i sospetti sulla morte di Stefano Ansaldi, ginecologo campano di 65 anni, sgozzato a Milano attorno alle 18 di sabato 19 dicembre tra via Scarlatti e via Mauro Macchi. Il medico ucciso è stato ferito alla gola con un coltello da cucina dalla lunga lama, mentre passava sotto il ponteggio di un cantiere nella facciata di un condominio.

Medico ucciso a Milano, diversi i punti oscuri

Diversi elementi della vicenda risultano controversi. Inizialmente, infatti, i sospetti erano caduti su due nordafricani che hanno aggredito un uomo di 72 anni a meno di duecento metri di distanza. Il fatto è accaduto a circa un quarto d’ora dal delitto. I due hanno rubato il Rolex e il telefono dell’anziano e sono stati scagionati dalle telecamere, che non li collocano nell’area dell’omicidio.

L’ipotesi dell’uccisione per mano di un predone di strada non è esclusa del tutto, ma la presenza accanto al cadavere del Rolex, del portafogli e della 24 ore del ginecologo suscita non poche perplessità. Nulla è stato rubato, ad eccezione del cellulare del medico, forse più immediato da afferrare perché magari la vittima lo teneva in mano. Oltretutto, i passanti avrebbero immediatamente lanciato l’allarma spingendo ad una pronta fuga l’aggressore.

Milano, il giallo di Stefano Ansaldi

Tuttavia, un’ulteriore ombra è gettata dalle motivazioni del viaggio di Ansaldi a Milano, giustificato alla moglie come dovuto ad un generico appuntamento con “delle persone”. Giunto alla stazione Centrale tre ore prima di essere ucciso, Ansaldi sarebbe rimasto in via Macchi.

Non aveva previsto di dormire fuori, tanto che nella valigetta non vi era alcun cambio, solo dei biscotti. Tuttavia, non vi è traccia nemmeno di un biglietto di ritorno, forse perché il medico non conosceva effettivamente a che ora sarebbe potuto tornare a casa, vincolato dall’appuntamento.

Scartata infine anche l’ipotesi di un saluto alla sorella, che abita a Milano. La donna era in procinto di andare in Campania, infatti, partendo prima delle restrizioni sugli spostamenti legate al Covid.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta