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Disagio da mascherina: si può incorrere nella carenza di ossigeno (ipossia)?

Filippa Tagliarino

Disagio da mascherina: si può incorrere nella carenza di ossigeno (ipossia)?

lunedì 18 Maggio 2020 - 18:26
Disagio da mascherina: si può incorrere nella carenza di ossigeno (ipossia)?

Dopo la diffusione di un video che afferma il rischio di ipossia causato dall'uso della mascherina è bene fare chiarezza.

In seguito al riacquisito di una contratta autonomia, dopo giorni di segregazione, l’uso costante delle mascherina è diventato inderogabile. Ogni Regione ne ha stabilito l’obbligo, soprattutto in luoghi pubblici e affollati, per contrastare la tanto temuta impennata dei contagi. Ma il sospetto e la confusione attanagliano i cittadini, perciò è bene fare chiarezza sul corretto uso della mascherina.
Nei giorni scorsi, un video virale ha fatto il giro del web creando un’ulteriore disordine fra quei cittadini che ravvisano una probabile pericolosità nel respiro intasato.
Il video in questione afferma che indossare una mascherina chirurgica possa provocare ipossia. Tale sindrome definisce la mancanza di ossigeno per svolgere le funzioni dell’intero organismo e di alcuni tessuti, portando a conseguenze gravi.
Tuttavia, le mascherine chirurgiche limitano questa problema, basti pensare ai chirurghi che ne fanno uso per molte ore in sala operatoria. Se le maschere sono progettate per formare una barriera fisica ai microdroplet, le particelle di saliva, che possono contenere il coronavirus, non disturbano in alcun modo la respirazione. Le molecole di ossigeno e anidride carbonica scorrono agevolmente attraverso la maschera.
La dannosità, invece, è da riscontrare nell’utilizzo di mascherine con filtri in carbone attivo, pensate per proteggere dallo smog, poiché hanno un elevato filtraggio d’aria.
L’importanza della mascherina, quindi, risulta essere fondamentale per evitare di spargere particelle di saliva nell’aria durante l’atto della respirazione, veicoli di contagio per il Covid-19.
È di soli pochi giorni fa la notizia diffusa dal Giappone in cui medici esperti avvisano sui probabili rischi causati dall’uso smisurato della mascherina con l’arrivo della bella stagione, senza alcun riferimento ad una possibile ipossia, piuttosto dispensano i giusti accorgimenti per evitare gli effetti indesiderati.
Ovviato il dilemma per i pedoni, che non incorrono in alcun modo a stress respiratorio, l’ipotesi equivalente degli sportivi rimane sempre il cruccio degli italiani.
Come già stabilito dalla Regione Siciliana, che ha escluso bambini al di sotto dei sei anni e disabili dall’utilizzo della mascherina, gli sportivi possono evitarne l’uso durante l’atto motorio, tenendo il distanziamento di sicurezza.
Dato che la pratica sportiva sarebbe meglio effettuarla in solitaria, la mascherina non avrebbe alcuna funzionalità, pertanto indossarla all’occorrenza per pochi minuti mentre si incrociano altri individui risulta un dovere sociale.
Infine, Indossare una maschera per lungo tempo potrebbe causare sensazioni di forte disagio, ma l’ipossia è certamente da escludere.

Filippa Tagliarino

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3 commenti

  1. stanchezza e sonnolenza, nausea, cefalea, errori di valutazione, lentezza di ragionamento, diminuzione della forza muscolare, convulsioni, tachipnea, cianosi delle labbra (dovuta alla presenza di sangue non ossigenato), ritardo dei tempi delle reazioni nervose.
    Questi sono i sintomi da ipossia.
    Escludere a priori che possa derivare dall’uso della mascherina è una nuova teoria partorita da giornalisti a caccia di scoop.

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  2. Basta una blanda riduzione dell’apporto di ossigeno al cervello per compromettere lo stato di vigilanza e la risposta comportamentale. Lo rivela uno studio condotto dall’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Cnr in collaborazione con l’Università di Milano Bicocca
    La riduzione anche minima dell’apporto di ossigeno al cervello, la cosiddetta ipossia, compromette risposte comportamentali e livelli di allerta, restano invece inalterate l’attenzione e il controllo sulle azioni. È quanto emerge da uno studio condotto da Alberto Zani dell’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibfm-Cnr) di Segrate (Milano), in collaborazione con Alice Mado Proverbio del NeuroMI – Milan Center for Neuroscience e docente di Neuroscienze cognitive presso l’Università di Milano-Bicocca. L’indagine – presentata al “Society for Neuroscience 2014”, il Congresso mondiale di neuroscienze svoltosi a Washington (Usa).
    “L’ipossia caratterizza diversi disturbi clinici, quali asma o lesioni cerebrali, ma anche individui sani che soggiornano ad alte quote montane”, spiega Zani.

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  3. Inviterei, coloro che intendono ridicolizzare il fastidio e le conseguenze dell’uso della mascherina nei luoghi di lavoro (questo leggo in molti articoli), a visitare gli innumerevoli capannoni privi di impianti di aerazione e di ventilatori durante il periodo estivo che già si fa sentire. Chiusi in un box e con la mascherina obbligatoria vedremo cadere lavoratrici e lavoratori come pere cotte. Credo che la distanza dei 2 metri sia già una condizione che impedisce la diffusione, almeno nel periodo estivo trovo inutile infierire con l’uso obbligatorio della mascherina indipendentemente dalla distanza, soprattutto in mancanza di impianti di filtraggio dell’aria e di ventilatori.

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