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Coronavirus, l’anestesista Salaroli: “Dobbiamo scegliere chi curare…”

Gabriele Giovanni Vernengo

Coronavirus, l’anestesista Salaroli: “Dobbiamo scegliere chi curare…”

lunedì 09 Marzo 2020 - 10:54
Coronavirus, l’anestesista Salaroli: “Dobbiamo scegliere chi curare…”

L’emergenza Coronavirus avanza e la sanità è sempre più sotto pressione. Come dimostrano le parole agghiaccianti dell'anestesista rianimatore dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

L’emergenza Coronavirus avanza e la sanità è sempre più sotto pressione. Christian Salaroli, 48 anni, dirigente medico, anestesista rianimatore dell’ Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, nel corso di un’intervista al Corriere della Sera spiega i momenti delicati che si stanno attraversando in corsia.

LA PRIMA SELEZIONE

«È stato aperto uno stanzone – spiega Salaroli – con venti posti letto, che viene utilizzato solo per eventi di massa. Lo chiamiamo Pemaf, ovvero Piano di emergenza per il maxi-afflusso. È qui che viene fatta la scelta. Si valutano con molta attenzione i pazienti con gravi patologie cardiorespiratorie, e le persone con problemi gravi alle coronarie, perché tollerano male l’ipossia acuta e hanno poche probabilità di sopravvivere alla fase critica».

UNA PRASSI SUDDIVISA IN TRE FASI

La cura si suddivide in tre fasi. «La prima fase – spiega Salaroli- consiste nella ventilazione non invasiva, che si chiama Niv. Il primo passo è quello. Al mattino presto con i curanti del Pronto soccorso, passa il rianimatore. Il suo parere è molto importante oltre all’età con il quadro generale. Mentre il terzo passo riguarda la capacità del paziente di guarire da un intervento rianimatorio».

UNA SCELTA NECESSARIA

«C’è sproporzione – spiega Salaroli – tra le risorse ospedaliere, i posti letto in terapia intensiva, e gli ammalati critici, non tutti vengono intubati. Diventa necessario ventilarli meccanicamente e quelli su cui si sceglie di proseguire vengono tutti intubati e pronati, ovvero, messi a pancia in giù, perché questa manovra può favorire la ventilazione delle zone basse del polmone».

A COSA PORTA IL COVID19?

«Quella indotta dal Covid19 – precisa il sanitario – è una polmonite interstiziale, una forma molto aggressiva che impatta tanto sull’ossigenazione del sangue. I pazienti più colpiti diventano ipossici, ovvero non hanno più quantità sufficienti di ossigeno nell’organismo».

Gabriele Giovanni Vernengo

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