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Strage di cristiani in Congo, uccise 36 persone a colpi di machete

Naomi Mezzasalma

Strage di cristiani in Congo, uccise 36 persone a colpi di machete

mercoledì 05 Febbraio 2020 - 14:29
Strage di cristiani in Congo, uccise 36 persone a colpi di machete

Autori del massacro gli estremisti islamici della zona.

Autori del massacro gli estremisti islamici della zona

Uccisi brutalmente a colpi di machete solo perché cristiani. È successo in Congo, nella regione di Beni, dove quattro villaggi sono stati razziati dalle Forze Democratiche Alleate, un gruppo ribelle islamista che ha le sue origini in Uganda e che attualmente risiede nella parte occidentale della regione congolese. 36 in tutto le vittime degli attacchi notturni ai villaggi, tra cui un pastore anglicano con la moglie.

Come riportato da Reuters, l’attacco principale ha avuto luogo a Manzingi, un villaggio a nord-ovest di Oicha, mentre il pastore è stato ucciso nel villaggio di Eringeti. «La vittima ha avuto la sfortuna di imbattersi, insieme a sua moglie, sulla stessa strada dei ribelli» – ha dichiarato in un comunicato Omar Kavota, rappresentante del gruppo per la difesa dei diritti soprannominato CEPADHO.

L’attentato non è il primo che si verifica ad opera del gruppo islamico, considerato il più attivo e violento della Repubblica Democratica del Congo negli ultimi due anni. Guidato da Musa Baluku, è noto che il gruppo ha commesso crimini come l’omicidio, lo stupro e il rapimento di donne e bambini, nonché la schiavitù e l’indottrinamento.

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La regione di Beni ha subìto un’ondata di violenza dal 30 ottobre, quando le truppe congolesi hanno lanciato un’offensiva contro i ribelli. Un totale di 265 persone sono state uccise dalle Forze Democratiche Alleate da novembre, secondo il Kivu Security Tracker, un’iniziativa di ricerca che traccia i disordini nel Congo orientale.

A novembre 2019, gli attacchi del gruppo islamico hanno ucciso almeno 84 persone, tra cui uomini, donne e bambini. Più della metà delle vittime erano cristiani. A marzo, sei cristiani, tra cui un bambino di 9 anni, sarebbero stati uccisi quando le forze ribelli hanno attaccato il villaggio in gran parte cristiano di Kalau, vicino alla città di Beni. Inoltre 500 famiglie sono state costrette a fuggire dalle loro case. Nell’agosto 2016, invece, gli estremisti erano stati accusati di aver realizzato quello che è noto come il “massacro di Beni”, in cui almeno 64 persone sono state colpite a morte.

A dicembre, l’amministrazione Trump ha imposto sanzioni al capo del gruppo e ad altre cinque persone per aver commesso gravi violazioni dei diritti umani, tra cui stupri di massa, torture e omicidi.

Il pastore Gilbert Kambale, presidente dell’organizzazione della società civile della città di Beni, ha esortato la comunità internazionale a pregare Dio per la liberazione di Beni e del Congo. «Anche se la notte è lunga, il giorno sorgerà sicuramente», ha dichiarato all’organizzazione Porte Aperte.

Naomi Mezzasalma

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