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India: pastori sequestrati, Bibbie e Chiese date alle fiamme

GinaLoPiparo

India: pastori sequestrati, Bibbie e Chiese date alle fiamme

venerdì 10 Gennaio 2020 - 12:15
India: pastori sequestrati, Bibbie e Chiese date alle fiamme

Nella morsa degli animisti, i cristiani del villaggio di Perigaon non hanno nessuno che li aiuti. Persino la polizia vuole costringerli ad abbandonare la loro fede.

Nella morsa degli animisti, i cristiani del villaggio di Perigaon non hanno nessuno che li aiuti. Persino la polizia vuole costringerli ad abbandonare la loro fede.

Bibbie bruciate, chiese date alle fiamme, sequestri e minacce. È accaduto l’1 dicembre in India, esattamente nel villaggio di Perigaon, dove quindici uomini armati di asce hanno attaccato i cristiani del luogo minacciando di farli a pezzi.

A raccontare il fatto Morning Star News, che ha raccolto la testimonianza del pastore Bibudhan Pradhan sul terribile evento: «Dopo che abbiamo concluso le preghiere e il servizio di pranzo in comunità, un gruppo di circa quindici uomini tribali è venuto con le asce, ha circondato la chiesa e ha minacciato che ci avrebbero fatto a pezzi».

Gli aggressori appartenevano alla religione animista, antica credenza diffusa in India sotto varie forme, la quale attribuisce ad oggetti, luoghi e realtà materiali qualità divine e trascendenti. Preso in ostaggio il pastore insieme alla moglie, mentre stavano cercando di tornare a casa in un altro villaggio, li hanno pesantemente minacciati: «Ci hanno portato all’interno del villaggio e ci hanno tenuto in ostaggio per più di quattro ore. Ci hanno maltrattato con un linguaggio volgare, parole che non posso pronunciare con la mia bocca e ci hanno minacciato di essere ingoiati vivi dai loro dei e dee per aver propagato il cristianesimo in un villaggio di Adivasi [tribù indigena]».

La comunità ha supplicato i sequestratori di restituire la coppia, offrendo se stessa in ostaggio. Alla fine i coniugi sono stati rilasciati con l’ultimatum d’interrompere i servizi di culto e di non tornare più al villaggio. Nessuna altro ostaggio è stato catturato, ma la stessa notte un nuovo attacco è giunto a turbare la comunità già fortemente scossa: la costruzione, fatta di fango e bambù, dove usavano riunirsi è stata data alle fiamme che si sono propagate a vista d’occhio.

«I cristiani della frazione di Adivasi risiedono a circa un chilometro dal sito della chiesa – ha raccontato il pastore Pradhan -. Ma il fuoco si è diffuso più rapidamente e in 10-15 minuti il ​​tetto fatto di erba secca si è frantumato e anche i bambù hanno preso fuoco».

Se questo sembra già terribile, si aggiunga che per i cristiani residenti in luoghi così ostili al Vangelo, simili accadimenti non sono casi isolati. Il 26 novembre – nemmeno una settimana prima, dunque – gli animisti avevano già attaccato i cristiani del villaggio, quando un gruppo di loro, ubriachi, aveva fatto irruzione nelle case dei fedeli, dopo che questi si erano riuniti in preghiera per circa un’ora. Zero le possibilità di difendersi, dato che l’area non ha copertura telefonica e le famiglie, attaccate nel cuore della notte, non avevano nemmeno potuto rivolgersi alla polizia locale.

I racconti che il giorno seguente sono giunti al Pastore Pradhan sono ancora una volta spaventosi: «Erano inorriditi da quello che era successo la sera prima. Gli uomini ubriachi hanno abusato delle famiglie cristiane in un linguaggio sudicio e hanno cercato con forza Bibbie nelle loro case. I cristiani hanno cercato di resistere senza successo. Hanno riunito le Bibbie dalle case cristiane in un punto al centro del villaggio, hanno versato cherosene e acceso il fuoco».

Ignorate le suppliche di fermarsi, nemmeno l’intervento del pastore e di alcuni fedeli, che il giorno successivo si sono rivolti agli anziani del villaggio, ha sortito alcun effetto: «Ma gli anziani del villaggio di Perigaon hanno giustificato l’atto di bruciare le Bibbie e in cambio mi hanno insultato in un linguaggio sporco – racconta il pastore -. Hanno detto che a causa mia il villaggio aveva perso la sua ricca cultura e i suoi valori, e che avevo introdotto una fede straniera, e che la mia presenza e le preghiere cristiane nel villaggio li avevano feriti profondamente». Parole che non promettono nulla di buono e che lasciano presumere futuri attacchi: «Hanno anche minacciato che avrebbero ricorso a qualsiasi mezzo per porre fine alla diffusione del cristianesimo nel villaggio».

Oltretutto, i cristiani a Perigaon costituiscono veramente una minoranza (9 famiglie su 75), il che lì rende praticamente attorniati dai nemici ed estremamente vulnerabili. Temuti come acerrimi nemici da chi tiene il coltello dalla parte del manico, spesso hanno trovato ostacoli di diverso tipo: in quattro anni di cura verso questa piccola comunità, al pastore Pradhan e sua moglie è più volte stato impedito di entrare al villaggio bloccando la strada con giganteschi tronchi.

Sia l’assalto del 26 novembre che quello dell’1 dicembre sono stati denunciati alla polizia, ma la richiesta non è stata presa seriamente.  Secondo testimoni, leader estremisti hanno raggiunto la stazione di polizia insieme ai tribali, ma: «La polizia ha tenuto in custodia i sospetti per un po’ e li ha mandati via. Non sono stati registrati casi contro gli assalitori, che hanno confessato di aver dato alle fiamme le Bibbie, tenuto in ostaggio il pastore e in seguito bruciato la chiesa. Ci siamo rifiutati di firmare qualsiasi documento, ma hanno preso le nostre impronte digitali con la forza».

Dopo numerose traversie con una polizia faziosa, alla fine anche le forze dell’ordine hanno chiesto ai cristiani di metter fine ai propri culti al villaggio, creando poi un ‘comitato di pace’ che possa monitorare la situazione. Il clima è quanto mai teso, specie dopo che, quattro anni fa, un sacerdote tribale si è convertito al cristianesimo innescando un’esplosione di aggressività che ancora non conosce fine.

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