x

Selezionati per te (1 di 1 articoli):

<< >>

Cristiani perseguitati: dimenticati dal Papa, ci pensano Carlo d’Inghilterra e Boris Johnson

GinaLoPiparo

Cristiani perseguitati: dimenticati dal Papa, ci pensano Carlo d’Inghilterra e Boris Johnson

lunedì 30 Dicembre 2019 - 13:16
Cristiani perseguitati: dimenticati dal Papa, ci pensano Carlo d’Inghilterra e Boris Johnson

La persecuzione cristiana non cessa nemmeno a Natale; per chi vive realtà così drammatiche non esistono festività che tengano, anzi.

Mentre il Pontefice, nell’Angelus, ha rivolto solo un cenno generico alla persecuzione cristiana nel mondo, il primo ministro britannico e il principe Carlo hanno incentrato i loro rispettivi discorsi di Natale sul tema esprimendo solidarietà ai cristiani perseguitati.

La persecuzione cristiana non cessa nemmeno a Natale; per chi vive realtà così drammatiche non esistono festività che tengano, anzi. Proprio l’occasione di una delle ricorrenze più importanti del calendario cristiano ha fornito all’Isis l’occasione ideale per giustiziare gli undici ostaggi catturati nelle ultime settimane, immolati a vendetta delle uccisioni del leader e del portavoce del movimento terroristico.

La Nigeria, dunque, continua a macchiarsi di sangue insieme a numerose località del mondo; la persecuzione cristiana, tuttavia, ha trovato rilevo solo nei discorsi di augurio del primo ministro britannico Boris Johnson e del principe ereditario Carlo, mentre l’Angelus papale non le ha riservato che una breve menzione.

«Il Signore che è nato sia luce per i popoli dell’Africa, dove perdurano situazioni sociali e politiche che spesso costringono le persone ad emigrare, privandole di una casa e di una famiglia. Sia pace per la popolazione che vive nelle regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo, martoriata da persistenti conflitti. Sia conforto per quanti patiscono a causa delle violenze, delle calamità naturali o delle emergenze sanitarie. Sia conforto a quanti sono perseguitati a causa della loro fede religiosa, specialmente i missionari e i fedeli rapiti, e a quanti cadono vittime di attacchi da parte di gruppi estremisti, soprattutto in Burkina Faso, Mali, Niger e Nigeria». Così Papa Francesco ha detto nel suo discorso, citando diverse zone del mondo afflitte da forti problematiche sociali e soffermandosi, in particolare, sul fenomeno dell’emigrazione: «Il Figlio di Dio, disceso dal Cielo sulla terra, sia difesa e sostegno per quanti, a causa di queste ed altre ingiustizie, devono emigrare nella speranza di una vita sicura. È l’ingiustizia che li obbliga ad attraversare deserti e mari, trasformati in cimiteri. È l’ingiustizia che li costringe a subire abusi indicibili, schiavitù di ogni tipo e torture in campi di detenzione disumani. È l’ingiustizia che li respinge da luoghi dove potrebbero avere la speranza di una vita degna e fa loro trovare muri di indifferenza».

LEGGI ANCHE: Bambin Gesù ‘decapitato’ in Sardegna: “Sindrome di Erode dura a morire”

Non possiamo dire che la persecuzione cristiana non sia stata menzionata dal Papa, ma senza dubbio colpisce la disparità di trattamento che essa ha ricevuto se si paragonano le parole del rappresentante della più grande confessione cristiana a quelle dei leader su citati.

Il primo ministro Johnson ha aperto il suo discorso, pubblicato su Twitter, ricordando che «Il Natale è innanzitutto la celebrazione della nascita di Gesù Cristo» e sottolineando, dunque, il valore cristiano di una ricorrenza che va sempre più secolarizzandosi nonché l’importanza che essa ha per i Cristiani di tutto il mondo. «Oggi vorrei ricordare quei cristiani che in tutto il mondo vengono perseguitati. Molti di loro il giorno di Natale lo passeranno probabilmente in una cella di una prigione Come primo ministro, io voglio cambiare questa situazione. Noi stiamo dalla parte dei cristiani ovunque, in solidarietà, e difenderemo il vostro diritto a praticare la vostra fede». Parole chiare e lampanti, prive di sotterfugi.

Massima vicinanza è espressa anche nei riguardi delle forze dell’ordine del Regno Unito e della comunità ebraica, oggetto di frequenti  discriminazioni, tuttavia l’enfasi principale dell’intervento è quella: la persecuzione. Essa è il punto nodale anche nel discorso tenuto dal principe Carlo d’Inghilterra, realizzato in collaborazione con la Fondazione Aiuto alla Chiesa che Soffre.

Il principe Carlo racconta l’incontro con un sacerdote che, in occasione dell’attacco alle chiese nel giorno di Pasqua, ha soccorso i feriti dello Sri Lanka e quello con una religiosa che si spende coraggiosamente in Siria per offrire il proprio aiuto ai cristiani e a tutti coloro che fuggono dalle violenze e dalla morte. La donna – racconta il principe –  gli ha donato una raffigurazione della testa di Cristo crocifisso realizzata con il legno carbonizzato di una chiesa distrutta dalle bombe ad Aleppo.

Il rapporto redatto ad ottobre da Acs ha documentato la drammatica situazione dei cristiani in Siria, i due terzi dei quali sono fuggiti  nell’arco di un decennio. In Iraq, invece, nel giro di una generazione le comunità cristiane si sono ridotte del 90%. Dati alla mano, il principe lancia il suo appello: «Rafforziamo la nostra determinazione ad evitare che il Cristianesimo scompaia dalle terre della Bibbia». Agire e ricordare, dunque, almeno nel giorno in cui la ricorrenza dovrebbe indurre perlomeno le comunità cristiane di ogni confessione a fermarsi e riflettere. «Assicuro a quanti di voi oggi portano la croce della sofferenza che siete nei miei pensieri più speciali e nelle mie più sentite preghiere», ha concluso il principe Carlo, la cui autorità in quanto erede al trono può essere considerata anche nei suoi risvolti riguardanti la chiesa anglicana.

Il Cristianesimo è attaccato da più fronti – l’integralismo islamico, l’autoritarismo di certi regimi, l’ultranazionalismo – e anche quando ‘gioca in casa’ è oggetto di irrispettose dissacrazioni tollerate come se nulla fosse. Il rispetto dev’essere dato ma si badi a non pretenderlo, perché il politicamente corretto con le sue assurde prospettive subentrerà a tacciare di oscurantismo  chi chiede solamente di essere rispettato al pari degli altri. E mentre la nave imbarca acqua da tutte le parti, chi ha voce risonante da difendere la causa di chi tira avanti tra stupri, massacri e terrore non lo fa. Li copre col silenzio, come sempre si fa; li accontenta con una citazione all’interno del discorso di chi quella fede così fortemente perseguitata, eppure così tenace nel rinascere sempre più dura a morire, dovrebbe in qualche modo rappresentarla.

LEGGI ANCHE: Abusi sessuali sui minori, Papa Francesco abolisce il segreto pontificio

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta