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Avellino, nuovo presidio contro l’aborto davanti all’ospedale

Lilia Ricca

Avellino, nuovo presidio contro l’aborto davanti all’ospedale

giovedì 18 Luglio 2019 - 15:09
Avellino, nuovo presidio contro l’aborto davanti all’ospedale

‘Abortendo non si compie soltanto un omicidio ma anche un suicidio per i genitori’.

Un nuovo presidio pro vita davanti a un ospedale italiano. Questa volta, la manifestazione ha avuto luogo ad Avellino, nei pressi del “Moscati”. Qui il giornalista pro life Gianluca Martone,, dopo avere sottoscritto una dichiarazione sul delitto di aborto, sia chimico che chirurgico, ha deciso di stazionare per ben quattro ore, dalle 9.30 di stamattina, manifestando sulla difesa verso la vita fin dal concepimento.

Il giornalista ha rivendicato a gran voce le sue tesi: “Abortendo non si compie soltanto un omicidio ma anche un suicidio, un suicidio per i genitori”.

“Il giorno in cui gli uomini – ha continuato il gioralista -, spaventati dal boom economico, dai danni fisici o dai sacrifici economici, perderanno l’orrore dell’aborto, sarà un giorno terribile per l’umanità. Perché è proprio quello il giorno, in cui dovrebbero dimostrare di averne orrore”. Martone cita San Pio da Pietrelcina. “Con coloro che vediamo sull’orlo di commettere con un solo colpo l’uno e l’altro delitto, vogliamo avere il coraggio di mostrare la nostra fede? Vogliamo recuperarli sì o no?!”.

Come spiegare questo suicidio? Martone ha ribadito dicendo “Capiresti questo suicidio della razza umana se con l’occhio della ragione vedessi la bellezza e la gioia della terra popolata di vecchi e spopolata di bambini: bruciata come un deserto. Se riflettessi, allora capiresti la duplice gravità dell’aborto: con l’aborto si mutila sempre anche la vita dei genitori. Questi genitori vorrei cospargerli con le ceneri dei loro feti distrutti, per inchiodarli alle loro responsabilità e per negare ad essi la possibilità di appello alla propria ignoranza”.

Quali conseguenze? “I resti di un procurato aborto non vanno seppelliti con falsi riguardi e falsa pietà”, continua. “Sarebbe un’abominevole ipocrisia. Quelle ceneri vanno sbattute sulle facce di bronzo dei genitori assassini. A lasciarli in buona fede mi sentirei coinvolto nei loro stessi delitti. Vedi, io non sono un santo, eppure non mi sento mai così vicino alla santità, come quando dico parole forse un pò forti ma giuste e necessarie a quelli che commettono questo crimine. Sono sicuro di avere ottenuto l’approvazione di Dio per il mio rigore, proprio perché da Lui, dopo queste dolorose lotte contro il male, ottengo sempre, anzi mi sento imporre qualche quarto d’ora di meravigliosa calma. Il mio rigore, in quanto difende il sopraggiungere dei bambini del mondo, è sempre un atto di fede e di speranza nei nostri incontri con Dio sulla terra. Purtroppo, con il passare del tempo la battaglia diventa superiore alle nostre forze, ma deve essere combattuta ugualmente, perché dalla certezza della sconfitta sulla carta, la nostra battaglia attinge la garanzia della vera vittoria: quella della nuova terra e dei nuovi cieli”.

Lilia Ricca