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Gay e afroamericana: cosa significa l’elezione di Lori Lightfoot a Chicago

Voce Contro Corrente

Gay e afroamericana: cosa significa l’elezione di Lori Lightfoot a Chicago

mercoledì 03 Aprile 2019 - 11:00
Gay e afroamericana: cosa significa l’elezione di Lori Lightfoot a Chicago

In America avanza la sinistra alternativa: a Chicago vince una gay, afroamericana. Cosa significa questa elezione?

Gay e afroamericana: sembra esattamente l’opposto di ciò che si aspetterebbero i neoliberali americani. Eppure Lori Lightfoot è appena entrata a far parte della storia, assumendo un ruolo non di poco conto: è il sindaco di Chicago.

Lori Lightfoot si è fatta strada attraverso la campagna battendo tutti i suoi avversari. E in realtà non è un caso. In una fase storica segnata da una serie di anomalie, quelle che hanno più possibilità di affermarsi sono le cosiddette figure antisistema, opposte alle regole.

In America, forse, questa situazione vale ancora di più: nel tentativo di reagire a un Presidente che con la sua guida ha generato dibattito (cosa che un leader, per definizione, tende a fare) si hanno reazioni d’ogni genere, dalle più assurde come il Fat Feminism alle più pericolose come l’aborto fino al nono mese di gravidanza.

Ed è nell’ottica dell’esasperata reazione progressista che si deve guardare l’elezione di una donna gay e afroamericana. Non perché queste caratteristiche siano rilevanti di per sé, ma perché a farle diventare rilevanti sono coloro che la stanno già trasponendo su un piano eroico, senza considerare il fatto più importante.

Lori Lightfoot fino a poco tempo fa non aveva nulla a che fare con la politica americana. Era fuori dalle sue logiche. Era una procuratrice federale. A essere eletta non è una donna gay e afroamericana: è una donna in netta contrapposizione con la vecchia classe politica.

Non, dunque, il simbolo di tanto decantate battaglie LGBT o di difesa delle minoranze etniche, ma il simbolo di un allontanamento dalla vecchia classe dirigente che aveva già stancato gli americani: lo può ben dire Hillary Clinton, che si è vista respingere alle presidenziali.

La dimostrazione di questa tesi sta anche nei perni della campagna elettorale della Lightfoot, che a differenza di quanto radical chic e comunità gay urlano, stanno in temi ben lontani a quelli che sono a loro cari: la Lightfoot ha fatto leva sulla corruzione.

L’elezione di questa donna non è dunque interpretabile come la vittoria di ideologie forse troppo sbandierate, ma una “continuità della rottura” (se vogliamo usare un ossimoro) che si sta verificando negli Stati Uniti tra nuovi elettori e vecchi dirigenti.

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