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Pedofilia e l’ipocrisia ai danni degli innocenti

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Pedofilia e l’ipocrisia ai danni degli innocenti

venerdì 01 Marzo 2019 - 08:27
Pedofilia e l’ipocrisia ai danni degli innocenti

Una storia lunga secoli, tra condanne senza appello e la follia di chi vive all’insegna del “vietato vietare”

Il fenomeno immondo della pedofilia ancora nella maggioranza delle persone suscita il giusto orrore.  Non è esclusivo del nostro tempo: basti pensare a Gilles de Rais, maresciallo di Francia , ispiratore della figura di Barbablù, dedito a pratiche alchemiche e occulte in cui torturò, stuprò e uccise almeno 140 bambini e adolescenti. Ma Gilles  finì impiccato a Nantes nel 1440 ed ebbe il tempo di pentirsi e chiedere perdono, riconoscendo quanto fosse giusta la sua condanna a morte. Altri tempi!

Oggi c’è chi ne fa l’apologia come Mario Mieli, fondatore del “Fuori” (Fronte Unitario Omosessuali Rivoluzionari Italiani), Daniel Cohen Bendit, capogruppo dei Verdi a Bruxelles, leader del Sessantotto francese e tutta una corrente di pensiero e di azione politica (in Olanda abbiamo anche avuto il partito) che si batte per il “diritto” dei bambini ad avere rapporti sessuali. E’ beninteso che tali rapporti devono essere consenzienti. Quanto possono essere responsabili?  Bah, nel tempo dei “diritti- ad- ogni- costo”  tale particolare è insignificante.

La pedofilia è un dramma che affligge la Chiesa sulla quale i riflettori dei mass-media indugiano volentieri, ma non c’è categoria che ne sia esente, nemmeno quella della famiglia, il tempio sacro in cui l’infanzia dovrebbe trovare vita, accoglienza e protezione. Il fenomeno  è sommerso (ma non troppo, basta andare su internet) ed è in terribile crescita. Uomini come don Di Noto, fondatore nel 1989 ad Avola dell’associazione Meter contro la pedofilia, lo sfruttamento e per i diritti dei bambini, scavano nella cloaca della violenza ai minori e denunciano (spesso invano) orchi e situazioni infernali in quantità impressionante.

Ma poco si riflette sul retroterra  culturale ed (im)morale che lo determina. Un grande spinta in tal senso hanno dato le convinzioni  freudiane e post-freudiane che ponendo il centro dell’uomo nelle sue pulsioni sessuali , più o meno represse e perverse, pensano alla sua vita come un insieme di impulsi irrazionali. Per andare, però,  al nostro tempo, per comodità di narrazione, possiamo cercarne la causa nella rivoluzione sessuale del famigerato 68, che ha ridotto l’eros ed i  rapporti sessuali a pura istintività. Essi non sono più strumenti di dialogo, incontro e comunione fra due precise persone, ma l’attrazione biologica fra i due sessi (e finchè sono due va ancora bene) della stirpe umana. All’insegna del “Vietato Vietare” passò allora nelle giovani generazioni, e oggi nelle masse di ogni tipo, il messaggio che il piacere è il fine ultimo di ogni atto e della vita tutta. Viene così varata una nuova concezione della sessualità che non conferisce più alcuna autorità ai valori spirituali ed umani, alla ragione, alla volontà e alla padronanza di sé.

 Premesso ciò non vi è motivo perché qualunque tipo di piacere, eterosessuale, omosessuale, orgiastico, pornografico, incestuoso, sadomasochista, pedofilo o necrofilo non dovrebbe trovare spazio e diritto nel nostro tempo. Tale premessa ha un’altra orribile conseguenza: “l’altro/a/i” è uno strumento del piacere ed in questa prospettiva la parola “amore” è soltanto una malcelata ipocrisia. Uscire dalle norme di natura induce ad una crescente perversione che non lascia spazio all’immaturità degli innocenti e non intende conoscere limiti.

a cura di Diego Torre.

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