x

Selezionati per te (1 di 1 articoli):

<< >>

Delitto Vannini, la mamma: lo hanno ucciso due volte

Voce Contro Corrente

Delitto Vannini, la mamma: lo hanno ucciso due volte

giovedì 31 Gennaio 2019 - 11:16
Delitto Vannini, la mamma: lo hanno ucciso due volte

Pena di cinque anni per l’autore del delitto Vannini: la mamma accusa lo stato di aver ucciso un’altra volta il giovane Marco.

Risale al 17 maggio 2015 la morte di Marco Vannini, ma se ne parla ancora oggi per via della sentenza che sta lasciando a bocca aperta la famiglia della vittima e anche buona parte d’Italia. Difatti la sentenza sul delitto Vannini si è conclusa con una sentenza irrisoria, solo 5 anni, per l’assassino.

Ma cos’è successo nel 2015? Quella sera di maggio Marco si trovava a Ladispoli. Aveva avvisato la madre, dicendole che non sarebbe rientrato. Sarebbe rimasto nella villetta della fidanzata Martina, insieme alla famiglia di lei. Solo poche ore dopo sarebbe morto in circostanze che ancora sono da chiarire.

Insieme a Marco e Martina, quella sera, nella villetta il padre Antonio Ciontoli, la moglie Maria, il fratello Federico e la fidanzata viola. A un certo punto, un colpo sordo, uno sparo e delle urla disumane. Da qui inizia una vicenda che ha ancora troppi punti oscuri.

Sì, perché a sparare è stato Antonio Ciontoli: la dichiarazione fatta dall’uomo è stata che mentre Marco faceva un bagno nella vasca, lui voleva fargli uno scherzo puntandogli contro una pistola. Ciontoli ha dichiarato di aver premuto il grilletto nella convinzione che l’arma fosse scarica.

La pallottola sparata ha colpito Marco, nudo, perforandogli la spalla e attraversando cuore e polmone. Ma se la versione dello scherzo sembra già strana, è ancora più strano che il bossolo del proiettile sia stato trovato in camera da letto e non nel bagno.

Per finire, a uccidere il ragazzo non è stato il colpo, ma il ritardo dei soccorsi palesemente voluto dalla famiglia Ciontoli: la prima chiamata al 118, fatta da Federico già molto dopo allo sparo, riferisce ai soccorsi che c’è un ragazzo che si è sentito male e non respira, ma poi chiude frettolosamente dicendo che l’ambulanza non serve.

La seconda chiamata arriva qualche ora dopo e stavolta a telefonare è Antonio Ciontoli. Non c’è nessun riferimento al colpo di pistola: Ciontoli parla di un pettine appuntito che ha ferito il ragazzo.

Quando i soccorsi arrivano, l’uomo ammette di aver sparato e chiede agli operatori di non dirlo in giro per non rovinare alla sua carriera. Marco, nel frattempo, è già agonizzante. Muore durante il trasporto.

La prima condanna per Ciontoli era stata di 14 anni per omicidio volontario con dolo eventuale. Ora, la svolta: la Corte d’assise d’appello ha ridotto la pena a 5 anni, derubricando il reato in omicidio colposo.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta